Film details
Original title:The Broom Flowers
Direction:Francesco Fabbri
Productor:Ivan Frenguelli, Andrea Frenguelli, Giacomo Caldarelli
Production:Anonima Impresa Sociale
Cinematography:Francesco Fabbri, Giacomo Caldarelli, Eros Pacini, Ever Zambelli
Editing:Francesco Fabbri
Synopsis
“La Ginestra” è un centro diurno situato in Umbria, che accoglie persone con problemi legati alla salute mentale. Nei mesi di ottobre, novembre e dicembre del 2024, alcuni utenti della struttura sono stati invitati a partecipare ad un laboratorio di arteterapia. Attraverso l’atto espressivo incentrato sul linguaggio simbolico delle immagini, si è aperta la possibilità di accedere, in maniera originale, a quei vissuti che spesso rimangono intrappolati dalle regole che governano la parola. In una piccola cittadina di provincia, grigia e disumanizzata, osserviamo l’inaspettato impeto creativo di un gruppo di uomini e donne, che, dando forma alle loro emozioni, si chiedono quale sia il loro posto nel mondo.
Director's notes
Giorgio, uno dei protagonisti più sorprendenti del film, parla alla telecamera: “Mi sento la prova che la natura fa anche cose difettose. Credo che per essere una persona bisogna essere strutturati”. Un’evidente, vivida consapevolezza della propria condizione, che descrive tutto il dramma e la complessità connaturate a molte esistenze. Ma cosa significa essere “strutturati”? Quali sono i parametri di “ordine” e “conformità” specialmente in un contesto artistico? Domande che ci siamo posti per tutta la durata della lavorazione. Se da una parte i “limiti” derivanti da certi disturbi sono evidenti, dall’altra, però, ci è parsa proprio la mancanza di alcune “strutture ordinate”, correlata alla libertà offerta dall’arteterapia, a favorire l’emergere di una creatività dirompente, di uno slancio immaginifico genuino e autentico che spesso facciamo fatica ad osservare nella vita quotidiana. Molte volte ci troviamo circoscritti dalla razionalità, dal bisogno di avere appuntamenti con il “reale”, con il “logico”, ricorrendo alla concretezza di un linguaggio “sensato”, fatto spesso di parole. Ma il più delle volte è proprio il linguaggio a creare una schiavitù: noi affidiamo alle parole la chiave della realtà. Se è parola esiste, altrimenti no. È probabilmente la ragione per cui la musica o i quadri astratti piacciono a così tante persone; perché è un linguaggio di “non parole” che fa esistere delle cose che le parole non fanno esistere. Attraverso i materiali artistici, lasciando che fossero i colori, le forme e le note musicali in sottofondo a guidare il proprio sentire più profondo, il gruppo è stato il contenitore privilegiato di questo percorso, che ha consentito di collocare i propri vissuti personali in una dimensione collettiva e universale, libera e lontana dai cliché e, appunto, proprio da quei “limiti” imposti dalla visuale (ristretta) della società. Crediamo che l’atto creativo sia fondamentale per tutti, non solo per chi sta affrontando un percorso di vita difficile. Dovremmo riscoprire il valore dell’immaginazione come strumento di bellezza, crescita e cura. Come dice Massimo, un altro protagonista del film: “Vivendo si creano emozioni, ed è meglio crearne di positive che di negative. È una forma di rispetto nei confronti della natura”.