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Giovedì 1 Ottobre, Cinema Méliès, ore 21:30
Ospiti i registi

Film details

Direction:Giovanni Piperno e Stefano Rulli

Productor:Angelo Barbagallo

Production:Bibi Film, in collaborazione con La Città del Sole

Cinematography:Giovanni Piperno

Editing:Paolo Petrucci

Con : Matteo Rulli, Stefano Rulli, Clara Sereni, Marco Casodi, Raffaella Serra, Wilma Recchia, Marta Sereni

Original music: Valerio Vigliar

Suono in presa diretta: Max Gobiet

Aiuto regia: Giacomo Della Rocca

Montaggio del suono e mix: Marta Billingsley, Paolo Segat

Color grading: Giovanni Bivi

Synopsis

“Il figlio più bello” è il racconto di Clara e Stefano, genitori di Matteo, che hanno cercato di affrontare con nuovi strumenti la malattia mentale del figlio, senza rinunciare alla propria vita e ai propri talenti, ma aiutandolo a costruirsene una tutta sua, fatta di rapporti e di una casa autonoma con altri coinquilini come Marco, con cui vive da molti anni. Il tempo è passato. Adesso Clara non c’è più e Matteo sta per intraprendere un viaggio che lo porterà all’altro capo del mondo, in Vietnam. Ma quello che è il coronamento di ciò che sembrava un sogno impossibile, risveglia nel padre un profondo disagio che lo costringe a misurarsi con un passato e un dolore rimosso; ed è questo percorso – in un intreccio tra passato e presente – che racconta il nostro film.

Director's notes

Note di regia di Stefano Rulli

Vent’anni fa, “Un silenzio particolare” nacque un po’ per caso per raccontare l’esperienza di una ‘vacanza particolare’ in un casale della campagna umbra dei ragazzi con problemi mentali de “La Città del sole”, la Fondazione creata poco tempo prima da me e mia moglie, Clara Sereni. Tra quei ragazzi c’era anche mio figlio Matteo, che fin lì aveva detestato il mio lavoro, vissuto come un nemico sconosciuto che rubava spazio al nostro rapporto. E che forse amavo troppo.

Quelle riprese sono state in realtà anche un modo per coinvolgerlo nel mio mondo, farglielo conoscere dall’interno, vivendo insieme per giorni e giorni quel gioco meraviglioso che è il cinema. Per questo, in quell’occasione, tra me e lui non ci poteva essere nessun altro: ho perciò affidato all’occhio neutro della telecamera il racconto di situazioni impreviste, lasciandola in funzione anche in momenti in cui il rapporto con mio figlio Matteo potesse avere una imprevista torsione drammatica, svelando la mia incapacità a dare la risposta giusta e mostrando miei momenti di difficoltà o reazioni sbagliate.

Ne “Il figlio più bello” la strada scelta è stata diversa: Matteo che faceva un viaggio di un mese con un’altra persona in Vietnam era l’immagine di quanta strada aveva fatto per andare nel mondo senza bisogno di me. Ma per raccontare la preparazione di quel suo viaggio solo con Marco, filmare Matteo a Saigon lontano da me e anche l’emozione del nostro ritrovarci al suo ritorno, ho sentito il bisogno di avere accanto fin dall’inizio un altro autore.

Per farlo ho deciso di chiedere questo ‘sguardo altro’ a una persona di cui io mi fido totalmente sia a livello artistico che umano, ma anche già conosciuta da Matteo e vissuta da lui come una presenza amica. Avere al mio fianco un cineasta come Giovanni Piperno è stato perciò decisivo, perché lui come pochi poteva essere una figura esterna ma al tempo stesso solidale e in grado di cogliere, come autore, meglio di altri le mie emozioni.

Così, quando io ero al centro delle riprese come padre di Matteo, Giovanni ha avuto la libertà di filmarmi come credeva meglio, ma anche la sensibilità per tener sempre d’occhio, pure quando appariva meno centrale, la relazione con mio figlio.

Da Perugia a Saigon e ritorno, Matteo è dunque sempre al centro della storia, ma è raccontato da me e da Giovanni con sguardi convergenti e insieme diversi. E forse, proprio nella loro diversità, riescono forse a raccontare la complessità del rapporto di Matteo con la realtà meglio di uno sguardo unico.

Il montaggio di Paolo Petrucci è stato poi un passaggio fondamentale per ricondurre le immagini riprese in una struttura narrativa coerente, senza però mai sacrificare l’intensità emotiva racchiusa nel girato in uno schema rigido.

C’è da dire che girando questo film l’unico rimpianto è non aver potuto girare in parallelo un altro film che mi scorreva davanti agli occhi: quello in cui fonici, microfonisti, macchinisti e addetti alla produzione hanno costruito, giorno dopo giorno, un rapporto tutto loro con Matteo e gli altri ragazzi della Fondazione. Ma anche con psichiatri, psicologi e operatori de “La città del Sole”. Un rapporto fatto di piccoli gesti, qualche battuta e poche domande, ma anche di qualcosa di molto importante che ci accomunava tutti: la convinzione che per cambiare la mentalità della gente decisiva è la creatività, quella artistica così come quella sociale.

 

Note di regia di Giovanni Piperno

Da una decina d’anni Stefano Rulli per me è diventata una figura di riferimento, direi paterna, se non fosse che tra noi ci sono solo quindici anni di differenza. Perciò quando nella primavera del 2023, per il venticinquennale della sua Fondazione, mi ha chiesto di dargli una mano per realizzare un documentario sugli appartamenti dove studenti universitari vivono con persone con sofferenze psichiche, ne sono stato felice ed onorato.

Durante un viaggio di sopralluoghi a Perugia avevo chiesto a Stefano di raccontarmi la storia di come lui e la sua ex moglie, la scrittrice Clara Sereni, avevano affrontato le difficoltà sorte con la nascita di Matteo. Al ritorno da quei sopralluoghi gli ho espresso la mia convinzione che la sua storia familiare fosse più forte di quelle degli abitanti degli appartamenti, che in qualche modo erano tutti figli del primo esperimento di convivenza vissuto da Matteo.

Stefano non ama particolarmente essere al centro della scena: lo aveva fatto solo una volta, coraggiosamente, nel film del 2004 Un silenzio particolare, girato con Clara e Matteo. Quel film era stato una sorta di secondo capitolo, questa volta molto personale ma altrettanto potente, di una trilogia involontaria realizzata nell’arco di mezzo secolo. Un cinema, sempre liberatorio, che vuole confrontarsi con “l’altro” – e con le paure del nostro lato oscuro che questo confronto suscita – cominciata con Matti da slegare nel 1975 (con Silvano Agosti, Marco Bellocchio e Sandro Petraglia). Però, da grande uomo di cinema qual è, Stefano non solo ha accettato il cambio di rotta, ma si è messo in gioco fino in fondo, in un percorso che stavolta lo vedeva anche vero protagonista del film.

E se nel cinema della realtà l’imponderabile è sempre il dono che si aspetta, in questo caso però ci ha anche condotto verso un percorso complesso e doloroso, al quale Stefano non si è mai sottratto; forse perché lo ha sentito utile sul piano personale, oltre che su quello artistico. E se così fosse, comunque non sarebbe stato l’unico ad aver utilizzato questo lavoro per riconciliarsi con un pezzo della propria storia: fin dall’inizio anche io sentivo estremamente necessaria la presenza di Clara Sereni nel film, e credo di aver trasferito su di lei il desiderio di riavvicinarmi a mia madre, morta a cinquantanove anni nel 2001, dopo aver sofferto per gran parte della sua vita di problemi psichici.

Il rapporto di profonda fiducia reciproca con Stefano, che ci ha permesso di condurre una co-regia senza problemi e di realizzare delle riprese così intime e delicate, si è poi allargato al montatore Paolo Petrucci e al suo assistente Alessandro Aniballi; regalandoci “alla moviola” un lavoro di squadra fertile e incredibilmente armonioso, che pensiamo abbia prodotto un film utile ed emozionante per gli spettatori, come è stato per noi realizzarlo.

Giovanni Piperno e Stefano Rulli

STEFANO RULLI
Stefano Rulli è sceneggiatore e regista. Dalla fine degli anni Settanta ha firmato le sceneggiature di numerosi film e serie televisive di successo, tra cui Il portaborse, Il ladro di bambini, Il toro, La meglio gioventù, Romanzo criminale, Mio fratello è figlio unico, Suburra e La piovra. Ha vinto quattro David di Donatello per la migliore sceneggiatura (1991, 2004, 2006, 2007) e un David di Donatello per il miglior documentario con Un silenzio particolare (2004), suo esordio alla regia, insieme a Marco Bellocchio, Silvano Agosti e Sandro Petraglia, con Matti da slegare (1976). È stato presidente dell'associazione 100autori fino al 2012, del Centro Sperimentale di Cinematografia dal 2012 al 2016 e del Consiglio Superiore dell'Audiovisivo dal 2018 al 2022.


GIOVANNI PIPERNO
Giovanni Piperno è un pluripremiato regista e fotografo italiano specializzato in documentari. Formatosi presso l'Istituto Europeo di Design e con Leonard Freed (Magnum), ha lavorato come assistente operatore con Martin Scorsese, Terry Gilliam e Nanni Moretti. I suoi film sono stati presentati ai Festival di Venezia, Locarno e Torino e hanno ricevuto premi tra cui la nomination al David di Donatello, il Nastro d'Argento e numerosi riconoscimenti internazionali. Insegna cinema documentario presso il Centro Sperimentale di Cinematografia e la Scuola d'Arte Cinematografica Gian Maria Volonté. Dal 2017 dirige il Perugia Social Film Festival. I suoi ultimi due lavori - 16mm alla rivoluzione (2023) e Il figlio più bello (2025), realizzato con Stefano Rulli - sono entrambi usciti in sala distribuiti da Wanted Cinema.

Filmography

Stefano Rulli

Matti da slegare (1976, con Marco Bellocchio, Silvano Agosti, Sandro Petraglia).

Il pane e le mele (1980).

Un silenzio particolare (2004).

Il figlio più bello (2025, con Giovanni Piperno).

 

Giovanni Piperno

L’esplosione (2003).

Il pezzo mancante (2010).

Le cose belle (2013, con Agostino Ferrente).

Quasi Eroi (2015).

16 millimetri alla rivoluzione (2023).

Il figlio più bello (2025, con Stefano Rulli).

 

PREMI E FESTIVAL

Festa del Cinema di Roma – 2025 (Special Screening)