LE MANI SULLA CITTÀ

di Francesco Rosi, Italia, 1963, 105’

Pietra miliare del cinema italiano, Le mani sulla città (1963) di Francesco Rosi è una delle più spietate e dirette denunce della corruzione e della speculazione edilizia mai affrontate da un film di finzione. Come sempre nel suo cinema, Rosi parte da una struttura vicina al genere per poi procedere con rigore e ritmo serrato come un’inchiesta giornalistica: l’obiettivo è la collusione tra costruttori, criminalità e politica nella Napoli in fermento e trasformazione del boom economico. Il “manifesto” del film sta nella didascalia che lo apre: “I personaggi e i fatti sono immaginari, ma autentica è la realtà che li produce”.

A seguire incontro con Roberto Andò e Stefano Rulli. Coordina Mario Balsamo.

proiezione domenica 19 aprile ore 16.00
Cinema PostModernissimo (via del Carmine, Perugia)

Roberto AndòROBERTO ANDÒ
La sua formazione ha radici nella letteratura (centrale il suo rapporto d’amicizia con Leonardo Sciascia – suo mentore – che lo spinge a scrivere, introducendolo giovanissimo nel mondo delle collaborazioni giornalistiche) e nel cinema, dove più tardi compirà il suo apprendistato facendo da assistente a Francesco Rosi (che considera il suo Maestro), Giacomo BattiatoFederico Fellini (E la nave va), Michael Cimino (Il Siciliano), Francis Ford Coppola (Il Padrino parte III).
Il suo esordio nella regia avviene però a teatro, nel 1986, con uno spettacolo tratto da un testo inedito affidatogli da Italo Calvino, La foresta-radice-labirinto, una favola filosofica, messa in scena con i bozzetti di Renato Guttuso e la musica di Francesco Pennisi. Successivamente si dedica al documentario con Memory-Loss (1994), dedicato a Robert Wilson, e Per Webern – Vivere è difendere una forma (1996), entrambi presentati alla Mostra del cinema di Venezia. Negli anni dal 1990 al 1995 ricopre il ruolo di Direttore artistico delle Orestiadi di Gibellina e dal 1995 al 2000 del Festival di Palermo sul Novecento.
Nel 1995 presenta, sempre alla Mostra del cinema di Venezia, il suo primo lungometraggio Diario senza date. Ambientato a Palermo, il film, inizialmente commissionato da Rai Tre come un reportage, mescola saggio, documentario e finzione, ricercando nelle confessioni di personaggi veri e d’invenzione la chiave per penetrare la città e i suoi misteri. Accanto al protagonista Bruno Ganz e agli attori Lorenza Indovina, Moni Ovadia, Franco Scaldati, compaiono nel film gli scrittori Leonardo Sciascia, Vincenzo Consolo, Michele Perriera e Gianni Riotta, e i magistrati Roberto Scarpinato, Erminio Amelio, Ignazio De Francisci. Il film piace molto al regista Giuseppe Tornatore, che propone ad Andò di produrre il suo vero esordio nel cinema. Nasce così Il manoscritto del Principe, interpretato da Michel Bouquet, Jeanne Moreau, Paolo Briguglia, Giorgio Lupano, Leopoldo Trieste. Uscito in sala nel 1999, il film è incentrato sugli ultimi quattro anni di vita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa – gli anni in cui scriverà Il Gattopardo – e sul rapporto tormentato con il suo allievo Francesco Orlando, cui dedicò in quegli stessi anni un singolare corso di lingua e letteratura inglese e francese. Il film viene molto apprezzato dalla critica, e vince il Nastro d’Argento come migliore produzione, il Premio Fellini e il Premio Sergio Leone per la regia, e la nomination come miglior regista ai David di Donatello.
La sua attività cinematografica si alterna intanto alle molte regie d’opera e teatrali, tra le quali si distinguono quelle realizzate in sodalizio con Moni Ovadia, e quelle dedicate all’opera di Harold Pinter, con il quale stringe un profondo legame d’amicizia che confluirà, oltre che nella messinscena di La stanzaAnniversario e Vecchi Tempi (primo regista italiano a ricevere dall’autore i diritti dopo la contestata regia di Luchino Visconti), anche in un film dedicato al grande scrittore Premio Nobel, Ritratto di Harold Pinter, anch’esso presentato nel 1998 alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel 2002 il Centro Sperimentale di Cinematografia gli affida la realizzazione di un documentario su Francesco Rosi, Il cineasta e il labirinto, che verrà presentato a Roma in Campidoglio in occasione degli 80 anni del grande regista napoletano. Torna dietro la macchina da presa con Sotto falso nome, un noir ancora sul tema della scrittura e della creazione, interpretato da Daniel Auteuil, Anna Mouglalis, Greta Scacchi. Il film, una coproduzione italo-franco-svizzera, viene presentato nel 2004 come film di chiusura a Cannes alla Semaine de la Critique.
Nel 2006, al Festival internazionale del film di Roma, presenta Viaggio segreto, tratto dal romanzo Ricostruzioni di Josephine Hart, interpretato da Alessio Boni, Valeria Solarino, Claudia Gerini, Marco Baliani, Emir Kusturica. Ha pubblicato nel 2008 Diario senza date, un romanzo-saggio dedicato a Palermo. Nel 2012 pubblica Il Trono vuoto, con cui vince il Premio Campiello opera prima, e da cui nell’anno successivo trae il film Viva la libertà (Premio Internazionale Cinema Narrativa – Efebo d’ oro 2013). Nel 2013 esce la prima monografia sul regista, La memoria degli altri. Il cinema di Roberto Andò di Marco Olivieri (edizioni Kaplan).
Ultimo debutto a teatro con Il quadro nero, opera per musica e film di Andò e Marco Betta su testi di Andrea Camilleri.

 

Stefano RulliSTEFANO RULLI

Stefano Rulli (Roma, 3 ottobre 1949), regista e sceneggiatore di fama internazionale, Presidente della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia.
Da giovane collabora come critico cinematografico a riviste come Ombre RosseQuaderni PiacentiniCinemasessantaScena e pubblica una monografia dedicata a Roman Polanski. Nel 1975 dirige assieme a Marco BellocchioSilvano Agosti e Sandro Petraglia il documentario Matti da slegare – Nessuno o tutti, dedicato alla malattia mentale; due anni più tardi, con lo stesso collettivo, gira l’inchiesta La macchina cinema, un racconto del mito del cinema e delle sue storture produttive. Alla fine degli anni settanta inizia la sua attività di sceneggiatore, per film come Nel più alto dei cieli di Agosti e Il gabbiano di Bellocchio. Realizza anche una trilogia sulle borgate romane con Sandro PetragliaIl pane e le mele (1980), Settecamini da Roma (1981) e Lunario d’inverno (1982). Nella seconda metà degli anni ottanta lavora alle sceneggiature di serie televisive di successo, come La piovra (di cui realizza, sempre con Petraglia, la sceneggiatura delle stagioni 3-4-5-6-7). In seguito realizzerà la sceneggiatura di altre fiction, tra cui Uno biancaPerlasca – Un eroe italiano‘O professore. Per il cinema scrive la sceneggiatura di numerosi film, come Mery per sempre di Marco RisiIl portaborse di Daniele LuchettiIl ladro di bambini di Gianni Amelio (vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al festival di Cannes), Il toro di Carlo Mazzacurati (Leone d’Argento al festival di Venezia), La meglio gioventù di Marco Tullio GiordanaRomanzo criminale di Michele PlacidoMio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti. Nel 2004 ha diretto il documentario Un silenzio particolare, con cui vince tra l’altro il David di Donatello per il miglior documentario lungometraggio. Ha vinto quattro David di Donatello per la migliore sceneggiatura: nel 1991 per Il portaborse, nel 2004 per La meglio gioventù e nel 2006 per Romanzo criminale e nel 2007 per Mio fratello è figlio unico. Stefano Rulli è stato presidente del movimento dei Centoautori, un’associazione che rappresenta gli autori televisivi e cinematografici. 

 

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