RegiaMario Balsamo
Anno di produzione:
2012
Durata:
73′
Tipologia:
documentario
Genere:
biografico
Paese:
Italia
Produzione: 
Hasenso; In collaborazione con Mir CinematograficaRai Cinema
Distributore: 
Hasenso
Data di uscita:
12/04/2013
Formato di ripresa:
HD
Formato di proiezione:
DCP, colore
Ufficio Stampa: 
Lo Scrittoio
Titolo originale:
Noi non siamo come James Bond
Altri titoli:
We are Nothing Like James Bond
Con: Mario Balsamo, Guido Gabrielli, Daniela Bianchi, Stefano Lorenzi, Stefano Bonetti, Stefano Clementi, Modesto D’Aprile, Marina Capponi, Giancarlo Giannantonio, Ines Giangiacomo, Marco Libanori, Damiano Coletta, Silvana Stefanini Balsamo
Soggetto: Mario Balsamo, Guido Gabrielli
Musiche: Teho Teardo
Montaggio: Benni Atria, Tommaso Orbi
Fotografia: Andrea Foschi, Sabrina Varani, Simone Pierini
Suono: Gianluca Scarlata, Marzia Cordò (Montaggio del Suono), Stefano Grosso (Montaggio del Suono)
Aiuto regista: Fulvia Orifici
Produttore Esecutivo: Gianfilippo Pedote

Sito Internet: www.noinonsiamocomejamesbond.it

Sinossi:
Era il 1985 quando Guido e Mario, amici del cuore, decisero di fare il loro primo viaggio assieme. A distanza di trent’anni le memorie dell’epoca si sovrappongono alla vita di oggi, segnata per entrambi dalla lunga battaglia contro un tumore. Decidono così di affrontare una nuova avventura e partire per un viaggio intimo e strampalato, denso di domande e di riflessioni sulla loro amicizia, sul senso dell’esistenza, sulla malattia. Dai finestrini dei mezzi con cui i due si lanciano in questo dolce ‘road movie’, scorrono immagini di un’Italia cambiata: l’imprevedibile spiaggia dell’infanzia, a Sabaudia; la Perugia di un concerto improvvisato in strada durante Umbria Jazz; il “Bosco degli Spiriti Introspettivi” a Borgotaro. Poi Milano e Roma, le città attuali dell’uno e dell’altro.Vestiti in smoking, a bordo di una Mini d’epoca in affitto e poi in viaggio sugli Intercity italiani, pianificano anche un improbabile incontro con l’agente 007, James Bond, il loro eroe di un tempo: invincibile, imbattibile, immortale. Parliamo del loro unico Bond, parliamo di Sean Connery. A lui i due amici vorrebbero porre una domanda sola, una domanda da ragazzi cresciuti: come si fa a diventare immortali? Dopo aver ricevuto qualche dritta dalla prima Bond Girl italiana, la fascinosa e misteriosa Daniela Bianchi, Guido e Mario prendono il telefono e cercano Sean per fissare un appuntamento chiarificatore e illuminante.
Ma proprio all’alba di un giorno d’estate, sulla riva di un mare extraterrestre, a bordo di una mini tenda canadese del 1985, dall’altro capo del filo arriva la risposta di Sir Connery…


Recensioni

NOI NON SIAMO COME JAMES BOND – Un inno alla vita
Mentre la macchina da presa mostra un mare sereno illuminato dalle ultime luci del giorno, sulla spiaggia fanno il loro ingresso due figure in smoking che all’apparenza sembrerebbero due agenti segreti al servizio di Sua Maestà d’Inghilterra.
Con il trascorrere dei minuti scopriamo che dietro alle due misteriose silhouettes si celano Mario Balsamo e Guido Gabrielli, autori di “Noi non siamo come James Bond”, ma soprattutto amici per la pelle da una vita intera.
Per loro, che trent’anni fa erano giovani viaggiatori amanti della settima arte, James Bond ha sempre rappresentato un mito e al tempo stesso un’ossessione: lui così perfetto e invulnerabile, loro due comuni mortali. Ma se 007 nel corso della sua lunga carriera è stato inseguito da terribili nemici, i due registi non sono stati da meno. In un momento cruciale della loro vita, si sono trovati dinnanzi a due forze del male che hanno dovuto sfidare, combattere e alla fine sconfiggere, un cancro e una leucemia. A differenza del solitario Bond, Mario e Guido hanno affrontato insieme le paure, trovando proprio nella loro amorevole amicizia la forza di andare avanti.
Il documentario li vede così protagonisti di un viaggio che procede su due livelli, quello reale, spesso “on the road”, alla ricerca di Sean Connery, l’originale 007, forse il solo capace di dare delle risposte alle loro domande, e quello interiore, un’immersione nella memoria, nei ricordi di una vita così ricca e avventurosa che talvolta pare un film.
Parlare dei propri problemi mettendosi a nudo dinnanzi alla macchina da presa senza interpretare un ruolo, ma essendo sinceramente e onestamente se stessi, non è per niente cosa facile. Balsamo e Gabrielli ci sono riusciti alla perfezione e Noi non siamo come James Bond, prima ancora di essere un convincente film, risulta uno straordinario inno alla vita.

31/05/2013
Antonio Capellupo


TFF30 – NOI NON SIAMO COME JAMES BOND

Presentato in concorso al Torino Film Festival il documentario di Mario Balsamo e Guido Gabrielli
E’ una storia di amicizia, di viaggio e di malattia: Noi non siamo come James Bond, di Mario Balsamo e Guido Gabrielli, parte dal 1985 (e in un certo senso anche prima), quando i due amici nel corso di un lungo viaggio insieme in Islanda decisero che avrebbero (prima o poi) girato un film con questo titolo.
L’occasione è questa, ma il “prodotto” finito – che si pone sulla linea di confine tra doc e finzione, con netta prevalenza del primo – è molto di più, perché i due amici-autori si sono esposti con grande sincerità e fiducia davanti alla camera, raccontando loro stessi (e in particolare i difficili momenti delle rispettive gravi malattie, oggi superate) in primis a loro stessi, e solo in seconda battuta al pubblico davanti allo schermo.
Tra la spiaggia della loro infanzia, a Sabaudia (dove sono girate alcune sequenze tra le più divertenti e le più commoventi), e alcune nuove tappe di un viaggio che non vuole finire. In tutto questo il tentativo costante e giocoso (ma non infruttuoso, forse) di trovare almeno al telefono colui da cui tutto nacque, Sir Sean Connery.
Delicato, coinvolgente, divertente, personale ma al contempo universale: “Noi non siamo come James Bond” è una sorpresa continua, arricchita anche da una colonna sonora – ad opera di Teho Teardo – evocativa e perfetta.
Nel passaggio dal “Perché ci siamo ammalati?” alla considerazione “Come mai proprio noi siamo guariti?” c’è un mondo intero di emozioni, di consapevolezza, di vita.

29/11/2012
Carlo Griseri


“Un road movie documentario che affronta la corruttibilità della materia contro l’inalterabilità di un sogno

Mario Balsamo, documentarista, e Guido Gabrielli, editore, sono amici da sempre e da sempre sono in viaggio sognando di essere come James Bond ma consapevoli di non essere proprio come James Bond. Trent’anni di vita e di vacanze spese insieme rincorrendo goffi e un po’ sgualciti il mito dell’agente 007, che veste lo smoking con eleganza senza pari, affrontando sfrontato e a suo agio l’avventura. E a quella disinvolta naturalezza hanno sempre puntato Mario e Guido, accorgendosi molto presto dell’inarrivabilità di James Bond. Poi il mondo ha fatto i suoi giri, Mario e Guido hanno girato col mondo, infilando una brutta avventura e una ‘rottura biografica’, a cui hanno ‘riparato’ realizzando un documentario pensato molti anni prima sullo scambio tra schermo e spettatore.
L’idea della loro inadeguatezza alle cose del mondo di contro a quel gestuario della disinvoltura incarnato da Sean Connery diventa un documentario e viene aggiornato alla malattia, che in forme diverse li ha colpiti producendo una frattura nelle rispettive trame esistenziali. Determinati a risignificare quell’esperienza traumatica, Balsamo e Gabrielli avviano, dentro uno smoking a noleggio e una Mini d’epoca, un road movie che dalla spiaggia di Sabaudia muove verso la Scozia di Sean Connery, che vorrebbero interrogare intorno all’immortalità. Ma se James Bond non è cambiato di una virgola, mito inossidabile e forte dei suoi stessi difetti, è Sir Connery a non sentirsi troppo bene, declinando l’intervista e confessando in una telefonata, l’ennesima ‘composta’ da Mario Balsamo, di doversi sottoporre a controlli medici.
Non basta una Walther PPK a difendersi dalla malattia che arriva improvvisamente, interrompendo la normalità della nostra vita, ordinaria o straordinaria che sia. La sua intrusione, ci raccontano gli autori attraverso la storia vera della loro affezione, rompe lo schermo dell’immagine dell’io, confrontandoci con una verità radicale: la determinatezza della vita. Dopo il verdetto della scienza, dopo aver esperito la malattia, dopo averla battuta, Mario e Guido decidono di mettersi in schermo e di mettere in schermo la loro vulnerabilità, declinandola in dialoghi rilevanti e sensibili, dando corpo a una memoria (anche) cinematografica condivisa. Nel loro andare affrontano la corruttibilità della materia contro l’inalterabilità di un sogno che non hanno mai smesso di sognare e che non ha mai perso la licenza di piacere. James Bond è per gli autori un modello che connota un ideale di virilità forte e sicura, la cui postura dominante, il moto complessivo del corpo audace e sciolto, il gesto rapido, fermo, netto, contrasta con la manifestazione pratica e crudele della patologia, che se da una parte ha ridotto le loro qualità motorie, dall’altra ha valorizzato un prezioso vissuto emozionale. La narrazione per immagini della malattia diventa un momento importante di condivisione, il valore aggiunto in termini esperienziali che rivela allo spettatore l’unicità e l’universalità dell’individuo.
Atto narrativo e terapeutico insieme, l’auto-rappresentazione cinematografica è la mediazione attraverso cui Mario e Guido comprendono (meglio) se stessi e la ragione del loro agire, nel mondo e negli anni. Nel rimettere insieme i frammenti del loro sé i registi rileggono e riportano alle giuste proporzioni le cose della vita, compresa la vita mitico-reale dell’attore scozzese, ‘graffiato’ dalla confessione di Daniela Bianchi, Bond girl in 007 – Dalla Russia con amore.
A sopravvivere a Connery è la costruzione immaginaria di sé, un agente senza paura che si fa beffa del nemico sempre mitomane e di una morte sempre rimandata. Sulle note di Monty Norman, riarrangiate da Guido nell’Umbria del jazz, Noi non siamo come James Bondricostruisce dentro una tenda lo spazio di un vissuto, dove l’uomo ordinario della vita e quello straordinario del cinema condividono lo stesso orizzonte di senso, lo stesso venir meno, lo stesso incredibile tramonto.

Marzia Gandolfi