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Venerdì 11, ore 21.00, Cinema Postmodernissimo

Un’accumulazione anarchica di immagini e sequenze registrate fra la fine degli anni Settanta e l’inizio dei Duemila, dall’uomo con la macchina da presa, Enrico Ghezzi, costituisce le fondamenta di questo film, che diventa pretesto per la formazione di un archivio – o an-archivio, a ribadire la libertà delle immagini rispetto a chi le ha prodotte e a chi le fruisce – che raccoglie momenti di vita accaduta in innumerevoli luoghi e momenti. Nel tempo che passa attraverso le conversazioni, i pranzi e le colazioni fra le rive del Gange o in un freddo bar di Berlino, si narra di una memoria insieme personale e collettiva, riavvolta, filtrata e selezionata da un dispositivo video elettrico di persone, pre e post cinematografico, un’orchestra, una redazione, la Macchina che cattura l’eccedenza, che punta alla dissuasione del concetto della singola autorialità, in favore di un genio collettivo. 

Non c’è un tema specifico, niente che costringa le immagini in una cornice prestabilita, né una gerarchia per cui certe cose siano più utili di altre, si vuole dimostrare come la vita semplicemente avvenga, in un incedere senza sosta del tempo, in una sequenza di immagini pronte a riavvolgersi per dire qualcosa di nuovo. 

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