Film details
Direction:Claudio Carbone
Productor:Claudio Carbone, Bruno Moraes Cabral
Production:Wonder Maria Filmes
Sound:Joao Gazua, Dario Soares
Colore: Andreia Bertini
Synopsis
“MAIO” racconta la storia di Catia nel quartiere 6 de Maio. Attraverso una narrazione empatica, il film svela le pressioni istituzionali sui residenti. Ambientato sulle soglie delle case – luogo di passaggio e di scambio tra vicini – il documentario usa la porta come metafora della precarietà: gli abitanti sono lì, ma pronti a dover partire in qualsiasi momento. Le porte rivelano paure, relazioni di vicinato e il confronto con le istituzioni che vogliono sgomberare e demolire questo quartiere auto-costruito.
Director's notes
Il 6 de Maio era un quartiere informale auto-costruito dai suoi abitanti nel tempo libero dal lavoro precario, situato nel comune di Amadora, nell’area metropolitana di Lisbona. Le prime case erano fatte di legno e col tempo sono state sostituite da costruzioni in muratura. La maggior parte della popolazione era composta da famiglie capoverdiane immigrate negli anni ’70 per lavorare nell’edilizia. Il nome del quartiere nasce da una riunione di residenti tenutasi il 6 maggio 1976, seguita dall’occupazione del terreno e dall’inizio della costruzione delle abitazioni. Ho assistito al lento smantellamento del quartiere, alla distruzione progressiva delle case e agli sgomberi, fino a veder trasformare il paesaggio in uno scenario quasi bellico. Il programma di ricollocamento comunale ha incluso solo una parte dei residenti; gli altri non sapevano mai quando sarebbero stati sfrattati né quando le loro case sarebbero state abbattute. Questo mi ha spinto a documentare il processo di demolizione. Volevo accompagnare gli ultimi giorni di questo quartiere con oltre 40 anni di storia. Ho deciso di raccontarli attraverso gli occhi di Catia, una donna che viveva da sola con sua figlia nella casa dove era nata. Ho cercato di mostrare cosa significhi essere sfrattati in questo contesto, raccontando una giornata “normale” segnata dalla costante ansia di vedere la propria casa scomparire. I residenti vedono svanire i luoghi dove sono cresciuti, dove hanno costruito legami e identità, senza sapere dove andranno a vivere dopo. La demolizione del quartiere e delle case è anche la distruzione di una memoria collettiva e di un modo di abitare: non solo architettonico, ma comunitario. I ricollocamenti rompono le reti di solidarietà, vicinato e amicizia. Da parte mia, lavoro su questi temi sin dai tempi dell’università in architettura. Ho fatto ricerca in una favela brasiliana per la mia tesi di master e, tornato in Portogallo, ho lavorato nel quartiere Torre, a Loures, dove ho realizzato il film Another Lisbon Story. Ho recentemente concluso un dottorato in sociologia sulla produzione dello spazio urbano e i movimenti sociali. Dal punto di vista cinematografico, mi interessa da sempre il legame tra territorialità, identità e lotta per lo spazio. Per questo, questa storia mi tocca profondamente. Racconto Catia nella sua casa e nel suo quartiere fino all’ultimo giorno, fino alla demolizione definitiva della sua abitazione.