Film details
Direction:Adele Tulli
Production:Agostino Saccà (Pepito Produzioni), Valeria Adilardi, Luca Ricciardi, Laura Romano, Mauro Vicentini (Filmaffair) in collaborazione con Charlotte Uzu (Les Films D’ici)
Executive productors:Valeria Adilardi, Laura Romano
Cinematography:Clarissa Cappellani, Francesca Zonars
Editing:Ilaria Fraioli, Adele Tulli
Sound:Mattia Biadene, Sylvain Copans
Mixing:Paolo Segat
Produzione creativa: Laura Romano
Aiuto regia: Mauro Vicentini
Original music: Andrea Koch
Sound editing: Riccardo Spagnol, Jean-Noël Yvens
Artwork: Gianluca Abbate
Produttori delegati: (Pepito Produzioni) Mirco Da Lio, Maria Sole Limodio
Synopsis
Reale [dal lat. mediev. realis, der. di res «cosa»] – 1. Che è, che esiste veramente, effettivamente e concretamente.
La nostra concezione comune di “realtà” era fatta di oggetti tangibili, di relazioni corporee, di esperienze ed eventi che si svolgevano in spazi fisici, concreti. Recentemente invece, un implacabile processo di accelerazione digitale ha trasformato profondamente il nostro pianeta, le nostre società e noi stessi: i dispositivi digitali non sono più solamente strumenti che usiamo tutti i giorni, di continuo. I nostri smartphone e computer sono divenuti le porte di accesso a una nuova realtà, un universo aumentato in esponenziale crescita, di cui facciamo esperienza quasi sempre senza contatto fisico. Un mondo digitale che è oggi quello dove trascorriamo la maggior parte del nostro tempo, cercandovi felicità, soddisfazione, rapporti, conoscenza, esperienze. Allora, cosa è oggi reale?
R E A L è un viaggio filmico, visionario e coinvolgente, dentro al mondo disincarnato della rete, un multiverso digitale parallelo dove ogni cosa esistente è trasformata dalla fisica dell’ossigeno e del carbonio alla logica dei bit. Un documentario creativo che esplora la trasformazione dell’esperienza umana nell’era digitale, facendo luce sui molti aspetti, a tratti perturbanti, del vivere digitalizzato e iperconnesso: i protagonisti – umani, robotici, virtuali – sono alle prese con relazioni virtuali, lavori digitali, cybersessualità, case e città del futuro, automatizzate e sorvegliate. Raccontano di cultura dell’autorappresentazione, di nuove dipendenze e patologie, di alienazione e isolamento ma anche di identità libere dai confini fisici del corpo.
R E A L ha uno sguardo inedito e sperimentale, utilizzando poeticamente le stesse lenti di accesso ai nuovi territori digitali: visori, webcam, smartphone, camere di sorveglianza, sguardi meccanici e virtuali che raccontano di un nuovo modo di fare esperienza del reale. Senza risposte o giudizi, ma con la curiosità e la freschezza di un occhio atterrato su un nuovo pianeta, R E A L ci porta su una soglia, al di là e al di qua di un confine incerto. Con un approccio algoritmico e visivamente inedito, un documentario che è un viaggio sorprendente nella nostra fantascientifica realtà di tutti i giorni: come ci si sente a essere umani nell’era digitale.
Director's notes
“Il mondo digitale sta prendendo il sopravvento, ridefinendo qualunque cosa prima che ci sia offerta la possibilità di riflettere e decidere”, sostiene Shoshana Zuboff nel suo testo cruciale ‘The Age of Surveillance Capitalism’ (2019). L’opera di Zuboff è stata pubblicata poco prima dell’avvento della pandemia globale di COVID-19. Da quel momento, un’accelerazione tecnologica senza precedenti ha trasformato ancora di più ogni aspetto della nostra vita quotidiana. Ci troviamo ora immersi in un presente digitale in cui alcune delle categorie fondamentali con cui definivamo il mondo stanno scomparendo, come i confini tra esperienze fisiche e virtuali, tra sfera pubblica e privata, tra i concetti di vero e di falso, così come i confini tra un corpo e le sue simulazioni digitali. Fondamentalmente, ciò che non è più così ovvio è la percezione stessa di cosa sia reale. Ho iniziato questo progetto con l’urgenza di immergermi nelle metamorfosi emotive, sociali e cognitive innescate dal nostro rapporto con le tecnologie digitali. Il film nasce quindi come un’indagine libera e personale su questa trasformazione in atto senza precedenti, in cui lo sguardo cinematografico diviene una lente possibile per esplorare la nostra attuale condizione di esseri umani digitali. Sentivo che tutto ciò che chiamavamo reale stava crollando e ho iniziato a cercare modi per rappresentare questo crollo. Attraverso un mosaico di storie raccolte in tutto il mondo, R E A L tratteggia frammenti della vita quotidiana di diverse persone che interagiscono quotidianamente con dispositivi digitali connessi in rete. Da una famiglia che abita in una piccola smart city appena costruita in Corea del Sud, in un appartamento ricolmo di tecnologie domestiche automatizzate, a una comunità queer in VR, che esplora la propria identità di genere e sessualità fluida attraverso la creazione di coloratissimi avatar non umanoidi; i pazienti di una clinica per dipendenze da Internet, che affrontano le conseguenze del loro abuso di rete e di gaming; una camgirl che lavora da casa esibendosi in spettacoli per adulti in live attraverso una webcam; un rider che effettua consegne di cibo tra le strade di Seoul, mentre è in streaming sul proprio canale di vlog. I dispositivi che usano quotidianamente sono tutti dotati di telecamere o sensori, occhi digitali che registrano l’ambiente circostante in un’ampia varietà di formati, risoluzioni e stili, a seconda del loro scopo: smartphone, computer, elettrodomestici smart, telecamere di sorveglianza, droni, visori VR. La storia di queste esistenze permeate dalle nuove tecnologie digitali è narrata nel film interagendo costantemente con i filmati grezzi registrati dai loro stessi dispositivi, evocando la presenza di uno sguardo meccanico, automatizzato, sorvegliante, e disincarnato che registra tutto, sempre: uno sguardo onnipresente e inseparabile, così familiare da sembrare invisibile, vigile mentre domina le nostre routine iperconnesse. Osserva le strade delle nostre città e le piazze pubbliche, vive con noi nelle nostre case, seduto sulle nostre scrivanie e sdraiato nei nostri letti, monitorando il nostro sonno. È sempre e ovunque, mentre registra anche il grande paradosso dei nostri tempi, che ci vede simultaneamente iperconnessi e soli, con la maggior parte delle nostre interazioni che avvengono non in presenza di altri corpi, ma davanti ad uno schermo. Queste scene sono accostate a immagini delle infrastrutture materiali che sostengono il mondo digitale – come un colossale data center o una nave posacavi – e ad un’antologia scomposta di video presi sul web: materiale d’archivio della rete che produce un vortice di immagini paradossali, nonsense e virali, simulando il feed frenetico e a tratti estraniante delle comuni piattaforme di social media. La narrazione del film procede così attraverso episodi apparentemente slegati tra loro, dove le diverse situazioni si susseguono secondo una sorta di logica algoritmica, un caleidoscopio multiforme dove l’elemento coesivo è dato dal sistema che le contiene: Internet. Il risultato è forse disorientante e alienante, come spesso è la navigazione in rete: lo spettacolo della nostra quotidianità digitale, osservata attraverso le sue lenti allucinatorie, finisce per trasformare il familiare in qualcosa di alieno, inquietante, destabilizzante, emblema della nostra esistenza contemporanea satura di multimedialità.