Film details
Original title:Camp d’été
Direction:Mateo Ybarra
Production:Association L’ARTIFICE Raphaël Dubach & Mateo Ybarra
Screenplay:Mateo Ybarra, Milan Alfonsi Louis Rebetez
Cinematography:Lucie Goldryng
Editing:Rémi Langlade
Mixing:Vuk Vukmanovic
Coproduzione: Les Films de la Caravane, Madeline Robert
Assistente regia e sceneggiatura: Milan Alfonsi
Assistente regia e suono: Louis Rebetez
Audio editing: Valentin Dupanloup
Original soundtrack: Sébastien Bui (L’Eclair)
Mixaggio musicale: Yavor Lilov (L’Eclair)
Color grading: Raphaël Dubach
Illustrazione: Marie Larrivé
Ricerca: Diego Ybarra
Synopsis
Tra canti e occhi luccicanti, migliaia di scout arrivano in treno nella Valle dei Conches, in Svizzera. Questo campo federale, unico nella storia dello scoutismo svizzero, si svolge ogni 14 anni e questa volta riunisce oltre 30.000 persone. Ma al di là dell’aspetto di un grande raduno spettacolare, si tratta soprattutto di un campo estivo dove bambini e adolescenti si incontrano e condividono le loro esperienze personali in una certa, anche se relativa, libertà. Il tempo scorre al ritmo delle storie che vi si svolgono: l’innocenza e il cameratismo si mescolano alla ribellione, alla gelosia e talvolta persino al risentimento. Al centro di questo movimento complesso e gigantesco, i giovani brancolano e mettono alla prova i propri limiti. Il campo estivo offre così un tuffo nel mondo dello scoutismo, governato da costumi e tradizioni propri, per addentrarsi nel regno più intimo del diventare adulti.
Director's notes
Dopo aver co-diretto il mio primo lungometraggio, LUX, con Raphaël Dubach, che approfondiva il mondo delle esercitazioni militari, ho sentito il bisogno di approfondire il mio approccio cinematografico esplorando altre organizzazioni che contribuiscono all’identità svizzera. Sono particolarmente affascinato da questi mondi radicati in tradizioni di lunga data perché mi permettono di mettere in luce ciò che rende la nostra epoca così unica. Esaminando il modo in cui ci integriamo nella società che ci circonda o, al contrario, come ci allontaniamo da essa, cerco di rivelare le sottigliezze del nostro rapporto con l’ambiente sociale.
Avendo prestato servizio nell’esercito, in LUX sono riuscito a cogliere dall’interno il ruolo che un soldato deve assumere per partecipare alle esercitazioni. Per Summer Camp, tuttavia, la differenza principale è che io non sono mai stato uno scout. Sebbene ci siano alcune forti somiglianze con le esercitazioni militari, sia dal punto di vista concettuale (giovani che addestrano altri giovani, uniformità nell’abbigliamento) che nel formato dell’evento (durata, routine quotidiana, attività…), mi è sembrato importante intraprendere una ricerca approfondita per comprendere meglio le dinamiche all’interno di questo movimento. Ho quindi trascorso due anni a fare ricerche e a incontrare varie persone legate allo scoutismo: da gruppi svizzeri ad associazioni regionali, da singoli individui a conoscenti, tutti quanti, in un modo o nell’altro, hanno contribuito allo sviluppo di questo progetto. Attraverso questo percorso, ho scoperto queste esperienze individuali e/o di gruppo, che mi hanno portato a riflettere sulle varie questioni sollevate dall’idea originale del film, riassunte in questa citazione:
«Alla fine della mia carriera militare, ho deciso di trasformare quella che era stata un’arte di insegnare agli uomini a fare la guerra in un’arte di insegnare ai giovani a fare la pace.» — Robert Baden-Powell
Questa riflessione del generale britannico Lord Robert Baden-Powell, fondatore del movimento scout nel 1907, mi risuona particolarmente, poiché anch’io provo il desiderio di orientarmi verso un’educazione più radicata nei principi della pace: il desiderio di filmare l’infanzia/adolescenza, la sua innocenza, e di scoprire la complessità nascosta nei dettagli, nella loro bellezza e delicatezza. In questa fascia d’età, si rivela così tanto sia di noi stessi che del mondo che ci circonda.
C’è anche qualcosa in questo movimento giovanile più ampio che mi tocca profondamente. In questo contesto, non si tratta solo di offrire agli adolescenti la possibilità di crescere attraverso il gioco e il contatto con la natura, ma anche di scoprirsi l’un l’altro attraverso la comunità. Ecco perché voglio realizzare un film su questo evento unico: la necessità di riunirsi come comunità e ripristinare un luogo in cui vivere insieme. Soprattutto dopo un periodo in cui i contatti umani erano estremamente limitati, mi sembra essenziale catturare il desiderio di incontrarsi, di toccarsi, di parlare, di filmare l’esperienza collettiva.
Ciò include le complessità che derivano dalle dinamiche di gruppo, la creazione di regole/costumi a cui il gruppo aderisce o meno, anche con il rifiuto di certe persone o idee. Le tensioni all’interno dei gruppi scout sono palpabili in ogni momento e sollevano importanti riflessioni su come viviamo con gli altri.
Questo campo federale ci permette anche di esplorare aspetti contemporanei che sfidano alcuni stereotipi sul movimento scout. Ad esempio, a causa delle condizioni ecologiche sempre più delicate, i falò sono stati vietati e l’accesso al lago e alla natura è stato fortemente limitato. È stato allestito un supermercato per soddisfare le necessità di base e la maggior parte dei partecipanti ha utilizzato «boombox» per svegliare i propri compagni con musica techno. A ciò si aggiunge una cerimonia di chiusura dai toni nazionalistici con un centinaio di droni all’avanguardia. Tutti questi elementi leggermente fuori dal comune rispetto all’immagine tradizionale dello scoutismo emergono durante l’evento e li userò per tracciare un ritratto 2.0 del movimento scout, un movimento ricco di tradizioni ma che cerca, con difficoltà, di adattarsi alle realtà contemporanee.
Questa ambivalenza è proprio uno degli aspetti che mi affascina e che voglio mettere in evidenza in questo film: il cuore del progetto è capire fino a che punto i partecipanti si allineano alle tradizioni e agli elementi del movimento scout. Ma è anche importante mettere in evidenza sullo sfondo tutti gli elementi che potrebbero creare attrito, come i discorsi e le festività che contengono una tensione tra patriottismo e nazionalismo, o alcune delle caratteristiche settarie come i riti di iniziazione, i battesimi o i ritiri in montagna.
Questa dinamica di gruppo, che può sia unire che dividere all’interno di un quadro imposto, mi è sembrata importante da rappresentare per cercare di adottare la prospettiva dei giovani e capire come essi si integrano o si allontanano da essa.
Per cogliere la complessità di questo enorme campo estivo, mi sono dedicato allo sviluppo dei personaggi che ho deciso di seguire nel film. Incontrare i protagonisti prima delle riprese, osservarli nella loro vita quotidiana, seguire da vicino la realtà del campo è stato fondamentale per me per documentare le loro storie intime e il modo in cui si svolgono. Nel corso dell’evento, abbiamo seguito in modo specifico il gruppo Henry-Dunant di Ginevra, composto da una truppa (i ragazzi) e una sezione (le ragazze) attraverso le loro attività quotidiane: gite in piscina, il tentativo di fuga di un trio ribelle o la notte del rituale della promessa, in cui i partecipanti devono recitare un giuramento per confermare la loro inclusione negli scout.
L’ultimo aspetto che voglio esplorare in questo progetto è quello di filmare un evento e il suo funzionamento interno. Immaginare come rappresentare un periodo relativamente breve durante il quale si svolgono varie azioni e trasmetterne la cronologia sia a livello fattuale che sensoriale: ad esempio, giustapponendo elementi della sua portata come le visite occasionali del centro di emergenza, che può ospitare fino a 800 persone al giorno (trattando principalmente casi di gastroenterite), insieme alla radio ufficiale del campo, che fornisce aggiornamenti quotidiani sulle notizie dal mondo.
Anche a livello sensoriale, nella natura effimera del campo estivo e nella sua intensità, che porta con sé una poesia umana e risuona perfettamente con il tema dell’adolescenza. Come l’entusiasmo iniziale di una nuova esperienza, la stanchezza che subentra dopo pochi giorni o la malinconia agrodolce di un momento che sta per finire. Questi vari momenti unici dei campi estivi sono essenziali per la struttura narrativa del film. E il mio obiettivo è quello di preservarli affinché gli spettatori possano (ri)viverli e sentirli.
Esplorando questi momenti fugaci, spero di offrire una prospettiva autentica sulla gioventù, sulla vita comunitaria e sulla ricerca di un significato in un mondo in costante mutamento. Il film vuole essere un viaggio visivo che contempla la complessità di questa età e le domande che sorgono in un contesto di tale libertà. Racconta la storia di questi giovani che vivono questa esperienza, i loro stati d’animo e sentimenti, i loro bisogni e valori, al fine di ottenere, forse, una comprensione più profonda di come si posizionano nel mondo, offrendo un quadro più ampio di quell’isola di innocenza.