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da definire

Scheda tecnica

Titolo internazionale:Intersections

Regia:Julián Galay

Produzione:Florencia Azorín, Joaquín Maito (collettivo Antes Muerto Cine)

Fotografia:Tatiana Mazú González

Montaggio:Manuel Embalse

Suono:Julián Galay

Testi: Julián Galay

Presa diretta : Manuel Embalse, Julián Galay

Camera: Tatiana Mazú González, Joaquín Maito, Julián Galay e Panchita

Post-produzione immagine: Joaquín Maito

Post-produzione sonora: Hernán Higa

Sinossi

In un diario dei sogni trovo appunti per un film, ma nulla di concreto sul sogno che li ha ispirati. Solo una miscela di fascinazione e inquietudine. Dentro questa contraddizione, divento testimone dell’inatteso: ragni che sognano musiche invisibili, uccelli tormentati da incubi ricorrenti, un pappagallo che canta canzoni sugli animali, una scimmia che ulula in risposta al ruggito dei motori. Nella sovrapposizione di specie e spazi, riecheggia una domanda: quale legame segreto unisce sogni, animali e linguaggio?

Note di regia

Immerso nel processo di Los cruces, mi imbatto in un diario dei sogni che contiene una serie di indizi per realizzare un film. Non c’è nulla sul sogno in sé, eppure questi frammenti descrivono esattamente quello che sto facendo. Gli appunti menzionano istituzioni, animali ed eredità. Decido di lavorare con i documenti, sia tecnici che personali.

Se il saggio è lo spazio in cui scienza e poesia convivono, è proprio lì che voglio collocare questo film. La mia eredità familiare è segnata da due grandi linee disciplinari: la scienza e l’architettura. I musei di storia naturale condensano questo intreccio, ma rivelano anche le tensioni tra scienza, arte e architettura. Queste istituzioni non operano in isolamento: zoo, giardini botanici, università e laboratori formano una città parallela, con proprie regole e propri sistemi di rappresentazione.

Appare un altro indizio: un quaderno di quando avevo cinque anni. Disegni di animali e la parola «encierro» («reclusione»).

Mi interrogo sul rapporto tra linguaggio, reclusione e proprietà privata. Da dove nasce questa ossessione umana di rinchiudere le cose dentro scatole di vetro?

Negli ultimi sette anni ho condotto una ricerca artistica attorno a queste domande, realizzando interviste e leggendo testi sullo spazio urbano, l’animalità e la conoscenza. Gli scritti di Ursula K. Le Guin, Vinciane Despret, Donna Haraway, Isabelle Stengers ed Élisabeth de Fontenay (tra molti altri) mi hanno aiutato a ribaltare il punto di vista, a guardare da un altro luogo: un approccio femminista e filosofico alla scienza che smonta i sistemi gerarchici e normativi.

Filmare un altro essere vivente pone una grande sfida etica. Il minimo che potessi fare, ho pensato durante tutto il processo, era espormi come parte dell’esperimento. Oggi direi che per filmare un animale bisogna essere capaci di diventare animali.

Così il film si trasforma: da un apparente controllo razionale verso la perdita del controllo. Restano alcune domande: come si costruisce la conoscenza umana? Come ci rapportiamo al linguaggio? È possibile trasformare i mezzi di produzione in mezzi di percezione?

Julián Galay

Julián Galay (Buenos Aires, 1988) è un compositore «indisciplinato» che lavora con suono, immagini e linguaggio attraverso formati diversi: concerti, performance, installazioni, editoria e cinema sperimentale. Il suo lavoro esplora l'inconscio degli spazi architettonici, delle istituzioni scientifiche e il loro rapporto con fenomeni sovrannaturali e postnaturali attraverso la ricerca artistica. È stato presentato nelle Americhe, in Europa e in Asia. Ha ricevuto borse, premi e commissioni da Musikfonds, Teatro Colón, XI Selezione Nazionale FIBA, Fundación Williams, Gandini Fellowship, FNA, TaMaCo Residency, Gardel Awards, MACBA, Teatro San Martín, Centro Cultural Kirchner e Gare Du Nord. Come sound designer ha collaborato con Antes Muerto Cine, Forensic Architecture, Institut for Postnatural Studies, Forensis e il Center for Spatial Technologies. Il suo lavoro è stato presentato al Berlinale, Lincoln Center, FIDMarseille, Anthology Film Archives, Louisiana Museum, Gropius Bau, Museo de Arte Moderno de Bogotá, MAMBA, Visions du Réel e DocLisboa. Vive a Berlino.
Antes Muerto Cine è un collettivo con sede a Buenos Aires dedicato alla produzione di cinema documentario e sperimentale. Il gruppo si è formato durante le occupazioni delle università pubbliche, catturando immagini e suoni per scuotere e mettere in discussione le realtà che abitiamo. Da allora la pratica del collettivo cerca un dialogo con le esperienze passate e future, recuperando con sensibilità la bellezza quotidiana e assurda che deriva nel caos.

Filmografia

Estratos (2020).

Un silencio sísmico (2023).

Los cruces (2025).

PREMI E FESTIVAL

FIDMarseille – 2025