Scheda tecnica
Regia:Abderrahmane Sissako
Produttore:Korokoro — Omar Sy, Maryvonne Le Meur
Produzione:France Télévisions (Jeanne Marchalot), a_BAHN (François Le Gall), Dune Vision (Kessen Fatoumata Tall)
Sceneggiatura:Abderrahmane Sissako
Produttori esecutivi:Film Committee at Media City Qatar
Montaggio:Nadia Ben Rachid
Con la partecipazione di: : Centre National du Cinéma et de l'image animée (CNC)
Con il sostegno di: Film Fund Luxembourg
Produzione immersiva e postproduzione: Pierre Cattan / Small Bang
Fotografia e creative technology: Fouzi Louahem
Sound design e mixaggio: Côme Jalibert
Presa diretta del suono: Roman Dymny
Aiuto regia: Demba Dieye
Voce narrante: Omar Sy
Vendite internazional: Diversion
Sinossi
Dopo la morte del padre in Europa, tre sorelle e tre fratelli esaudiscono la volontà del patriarca: essere sepolto accanto a suo padre, nel sonno eterno, nel villaggio natale in Mauritania.
Note di regia
Il progetto Artou nasce da un desiderio: essere parte del momento in cui prende forma un nuovo modo di fare cinema, portandovi il proprio sguardo. Non è la tecnologia ad aver motivato la scelta dell’immersione, ma il bisogno di capire cosa questo nuovo linguaggio potesse raccontare, dandogli voce da un luogo in cui questa forma espressiva non esiste ancora. Parallelamente, il regista ha vissuto da vicino il lutto di una persona cara, comprendendo che la storia da raccontare non riguardava una scomparsa, ma un viaggio: quello che attende ciascuno di noi.
In lingua peul, “artou” significa insieme “torna” e “il ritorno”. Il film segue il ritorno di un uomo verso la sua terra natale, ma parla anche del ritorno che tutti, un giorno, compiremo. Alla morte come punto d’arrivo, Sissako preferisce guardare a ciò che essa rivela: la vita di chi resta. Il mondo di Artou è il mondo che il regista conosce e abita; non ha cercato un altro territorio, ma ha lasciato che questo mondo accogliesse la nuova forma di cinema immersivo, convinto che, anche nell’immersione, l’atto di raccontare — narrazione, ritmo, silenzio, sguardo — resti il gesto proprio del cineasta.
Fin dall’inizio, il film è accompagnato dalla poesia Soffi (Souffles) di Birago Diop, che ricorda come i morti restino presenti nel soffio del vento, nell’albero, nell’acqua: un invito ad accettare che la morte fa parte della vita, e che chi ci lascia continua ad abitare con noi.