Scheda tecnica
Titolo internazionale:All I Had Was Nothingness. Shoah per Lanzmann
Regia:Guillaume Ribot
Produzione:Estelle Fialon, Dominique Lanzmann
Montaggio:Svetlana Vaynblat
Mixing:Vincent Arnardi
Basato su: «Le Lièvre de Patagonie» (La lepre della Patagonia) di Claude Lanzmann, © Editions Gallimard, 2009
Immagini: girate da Claude Lanzmann durante le riprese di «Shoah», utilizzate su concessione dello United States Holocaust Memorial Museum e di Yad Vashem
Voce narrante: Guillaume Ribot
Montaggio del suono : Jean-Pierre Halbwachs
Restauro e color grading: David Haddad
una produzione : Les Films du Poisson, Les Films Aleph, in coproduzione con ARTE France, in associazione con mk2 Films
Sinossi
Claude Lanzmann ha impiegato 12 anni per realizzare Shoah (1985), un film rivoluzionario che ha ridefinito la rappresentazione della Shoah al cinema. 40 anni dopo, il regista Guillaume Ribot esplora 220 ore di materiale inedito.
La ricerca di Lanzmann per catturare la realtà dell’Olocausto lo ha portato a intervistare vittime, testimoni e carnefici da tutto il mondo. Superando dubbi, ostacoli e piste false, ha intrapreso un viaggio senza precedenti culminato in un capolavoro che oggi fa parte del Registro della Memoria del Mondo dell’UNESCO.
Utilizzando solo le parole di Lanzmann e materiali mai visti prima, Guillaume Ribot rende omaggio a uno dei capolavori della storia del cinema e alla ricerca instancabile del suo regista per raccontare l’indicibile.
Note di regia
Il progetto nasce dalla lettura delle memorie di Claude Lanzmann, «Le Lièvre de Patagonie», in cui Ribot scopre retroscena sconosciuti sul metodo di lavoro del regista di Shoah, inclusa la natura costruita di alcune delle sue sequenze più celebri. Da lì la scoperta delle 220 ore di girato scartato da Shoah, conservate dallo United States Holocaust Memorial Museum. Ribot ha lavorato per anni, da solo, classificando metodicamente questo materiale prima di entrare in sala di montaggio con Svetlana Vaynblat. La scelta stilistica è stata quella di restare fedele al rigore di Lanzmann: nessuna musica aggiunta, nessun materiale d’archivio esterno, nessun commento se non le parole dello stesso Lanzmann, lette in voce fuori campo da Ribot. Il regista paragona la vicenda a un’Odissea: come a Ulisse servirono dieci anni per il ritorno, a Lanzmann ne servirono dodici per portare a termine Shoah. Il titolo del film riprende le parole dello stesso Lanzmann: «Volevo filmare, ma tutto ciò che avevo era il nulla», a indicare l’assenza quasi totale di tracce visive del genocidio che il regista dovette colmare attraverso la messa in scena.