Scheda tecnica
Regia:Mark Wachholz
Produzione:Mark Wachholz
Montaggio:Mark Wachholz
Strumenti AI: Midjourney V7 Alpha, Kling 2.0 Master, Runway Gen-4, Hunyuan, ChatGPT-4o, ElevenLabs V2, Udio 1.5
Sinossi
Vi siete mai chiesti quali siano tutti quei film che abbiamo perso — non a causa del tempo, ma perché non sono mai esistiti? Non progetti abbandonati, ma film che non sono mai stati scritti, né immaginati, né tantomeno concepiti. E se il cinema che conosciamo e amiamo fosse solo una minima parte di ciò che avrebbe potuto essere? Ricordiamo questi film che non sono mai stati realizzati.
Note di regia
“The Cinema That Never Was” è nato come un esperimento tecnico, un tentativo di verificare quanto lontano si potesse spingere l’intelligenza artificiale generativa verso quello che chiamo il “Cinematic Turing Test”: quel momento sfuggente in cui qualcosa di artificiale non solo sembra reale, ma si sente come cinema. Ma più andavo avanti, più il progetto si trasformava in qualcos’altro: una meditazione sulla memoria, sulla perdita e sui sogni mai realizzati della storia del cinema.
Il cinema ha sempre portato con sé un archivio ombra: sceneggiature mai girate, pellicole perdute per incendi o decadimento, carriere interrotte da guerre, censura o esclusione sistemica. L’intelligenza artificiale generativa ha offerto una nuova lente attraverso cui riflettere su quell’archivio. Non per ricreare opere perdute specifiche, ma per evocare i fantasmi di una storia cinematografica parallela che non ha mai avuto la possibilità di esistere.
Per questo ho scelto di far emergere ogni elemento di questo video-saggio dallo stesso spazio concettuale. La sceneggiatura è stata scritta in collaborazione con ChatGPT-4o, sulla base delle mie idee concettuali e della mia direzione creativa. Le immagini sono state generate come fotogrammi fissi con Midjourney V7 Alpha e animate con Kling 2.0 Master. La voce narrante e il sound design sono stati realizzati con ElevenLabs V2. La colonna sonora originale è stata composta con Udio 1.5. In breve, il processo rispecchia la premessa: l’IA non è stata semplicemente uno strumento, ma una sorta di co-archeologa, che ha contribuito a portare alla luce i frammenti di un canone cinematografico perduto.
Gran parte dell’estetica visiva attinge a ciò che associamo al “cinema classico”: il linguaggio del cinema muto, della golden age di Hollywood e delle prime cinematografie d’autore internazionali. Avendo ospitato per vent’anni la Movie History Marathon annuale nella mia vecchia scuola di cinema, ho cercato deliberatamente di resistere all’attrazione gravitazionale della sola storia del cinema occidentale. Quello che chiamiamo canone cinematografico è spesso solo ciò che il potere permette di ricordare. Ho quindi cercato di accennare a percorsi alternativi: film che avrebbero potuto arrivare dall’India, dalla Cina, dall’Unione Sovietica, dall’Africa o dal mondo postcoloniale, così come le tante storie al femminile mai raccontate. Il risultato è meno nostalgia che speculazione. Non ciò che il cinema è stato, ma ciò che avrebbe potuto essere.
Questo progetto fa parte di un’esplorazione più ampia sulla co-creazione con l’IA e su quella che chiamo “Estetica della Risonanza”: come le capacità generative dell’IA possano amplificare la memoria emotiva e gli echi culturali delle storie che raccontiamo sui tempi in cui viviamo. Spero che questo film offra un piccolo scorcio di come l’IA possa non solo imitare il passato, ma anche evocare i fantasmi dei futuri che non abbiamo mai avuto.