Scheda tecnica
Regia:Mahmoud Alhaj
Produzione:Mahmoud Alhaj
Sceneggiatura:Mahmoud Alhaj
Fotografia:Mahmoud Alhaj
Montaggio:Mahmoud Alhaj
Suono:Mahmoud Alhaj
Sinossi
Attraverso una miscela di immagini potenti, materiali d’archivio e storici, la voce di Mahmoud ci accompagna in un viaggio lungo decenni alla scoperta della trasformazione degli strumenti di guerra e del loro rapporto con l’etica, la memoria, la tecnologia e la violenza inflitta al popolo palestinese. Il film tocca tre generazioni di violenza, corrispondenti a diversi momenti storici, rivelando la distorsione invisibile della violenza che si sviluppa in un lungo periodo di tempo.
Note di regia
Control Anatomy nasce da anni vissuti sotto la violenza quotidiana dell’assedio e della costante sorveglianza aerea a Gaza. Domande semplici ma fondamentali mi hanno tormentato a lungo: chi osserva? Chi è osservato? Nel corso del tempo, queste domande si sono evolute in un’indagine artistica sulle strutture tecnologiche del dominio e sul loro impatto sui corpi, sullo spazio e sulla memoria.
Il film fa parte del mio progetto più ampio Violence 24/7, in cui ripercorro tre generazioni di violenza: il governatore militare visibile, il mirino del fucile che prende di mira i corpi e, infine, lo sguardo invisibile del drone e della sua termocamera. Ognuna di queste generazioni parla non solo della trasformazione della violenza, ma anche dell’assenza di archivi che potrebbero testimoniare la nostra vita quotidiana e le nostre tragedie.
Tratto l’immagine non come un documento innocente, ma come un’arma, un’estensione del fucile o del drone. Nel film, le immagini tratte dai social media dei soldati, dagli archivi militari israeliani e da altre fonti vengono ricontestualizzate per rivelare le strutture violente che le hanno prodotte. La loro scarsa qualità è, per me, la rappresentazione più accurata della fragilità dei diritti dei palestinesi in un sistema di continua cancellazione.
Piuttosto che seguire una narrazione cronologica, assemblo frammenti in collisioni, esponendo rotture e contraddizioni. Questo approccio rispecchia il modo in cui viene vissuta la violenza: non in modo lineare, ma in strati frammentati, emotivi e sovrapposti.
Realizzare questo film non significava semplicemente documentare gli eventi, ma resistere alla scomparsa, usando la mia voce e il mio corpo come filo conduttore che collega la memoria, la storia e il momento presente. Control Anatomy è un tentativo di rivelare come le immagini funzionino come strumenti di guerra e di interrogarsi sul significato di creare un archivio della violenza quando il narratore è all’interno dell’evento stesso.