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Lunedì 6 ottobre, Cinema Méliès, ore 17:30

Scheda tecnica

Regia:Mahmoud Alhaj

Produzione:Mahmoud Alhaj

Sceneggiatura:Mahmoud Alhaj

Fotografia:Mahmoud Alhaj

Montaggio:Mahmoud Alhaj

Suono:Mahmoud Alhaj

Sinossi

Attraverso una miscela di immagini potenti, materiali d’archivio e storici, la voce di Mahmoud ci accompagna in un viaggio lungo decenni alla scoperta della trasformazione degli strumenti di guerra e del loro rapporto con l’etica, la memoria, la tecnologia e la violenza inflitta al popolo palestinese. Il film tocca tre generazioni di violenza, corrispondenti a diversi momenti storici, rivelando la distorsione invisibile della violenza che si sviluppa in un lungo periodo di tempo.

Note di regia

Control Anatomy nasce da anni vissuti sotto la violenza quotidiana dell’assedio e della costante sorveglianza aerea a Gaza. Domande semplici ma fondamentali mi hanno tormentato a lungo: chi osserva? Chi è osservato? Nel corso del tempo, queste domande si sono evolute in un’indagine artistica sulle strutture tecnologiche del dominio e sul loro impatto sui corpi, sullo spazio e sulla memoria.
Il film fa parte del mio progetto più ampio Violence 24/7, in cui ripercorro tre generazioni di violenza: il governatore militare visibile, il mirino del fucile che prende di mira i corpi e, infine, lo sguardo invisibile del drone e della sua termocamera. Ognuna di queste generazioni parla non solo della trasformazione della violenza, ma anche dell’assenza di archivi che potrebbero testimoniare la nostra vita quotidiana e le nostre tragedie.
Tratto l’immagine non come un documento innocente, ma come un’arma, un’estensione del fucile o del drone. Nel film, le immagini tratte dai social media dei soldati, dagli archivi militari israeliani e da altre fonti vengono ricontestualizzate per rivelare le strutture violente che le hanno prodotte. La loro scarsa qualità è, per me, la rappresentazione più accurata della fragilità dei diritti dei palestinesi in un sistema di continua cancellazione.
Piuttosto che seguire una narrazione cronologica, assemblo frammenti in collisioni, esponendo rotture e contraddizioni. Questo approccio rispecchia il modo in cui viene vissuta la violenza: non in modo lineare, ma in strati frammentati, emotivi e sovrapposti.
Realizzare questo film non significava semplicemente documentare gli eventi, ma resistere alla scomparsa, usando la mia voce e il mio corpo come filo conduttore che collega la memoria, la storia e il momento presente. Control Anatomy è un tentativo di rivelare come le immagini funzionino come strumenti di guerra e di interrogarsi sul significato di creare un archivio della violenza quando il narratore è all’interno dell’evento stesso.

Mahmoud Alhaj

Nato a Gaza nel 1990, Mahmoud Alhaj ha conseguito una laurea in giornalismo e dal 2017 lavora come insegnante d'arte presso la Società della Mezzaluna Rossa Palestinese. Ha realizzato sei progetti utilizzando fotografia, arte digitale e video, esposti in Palestina, Europa e Stati Uniti. Nel 2022, il suo cortometraggio sperimentale “The Right to See” è stato proiettato al 35° Festival Les Instants Video di Marsiglia. Nel 2021, il film è stato proiettato al Cairo Video Festival insieme a una mostra in duo con Rob Voerman presso lo studio Plaatsmaken nei Paesi Bassi. La sua prima mostra personale intitolata “402 Of Gray” si è tenuta a Gaza, mentre la sua seconda mostra personale “Violence 24/7” si è tenuta alla Uxval Gochez Gallery di Barcellona nel 2024. Ha partecipato a numerose mostre collettive come “Fenced Off” dell'ICRC nel 2022, “ART NOW” alla Gallery One nel 2021, “Art in Isolation” al Middle East Institute di Washington nel 2020, “Contemplative Contrasts” della Fondazione A.M. Qattan e “Orient 2.0” al Pulchri Studio nei Paesi Bassi nel 2017. È stato artista residente presso l'Accademia Reale Spagnola di Roma e l'Accademia Reale di Arte dell'Aia nel 2021. Recentemente ha completato la sua residenza alla Cité International des Arts di Parigi. La forza degli ultimi progetti di Alhaj risiede nella sua lungimiranza nello studio della tecnologia della violenza, una questione di crescente importanza nel contesto palestinese, dato che il genocidio a Gaza si intensifica proprio grazie all'uso di queste tecnologie. Il suo lavoro si distingue per la meticolosa attenzione ai dettagli e la capacità di trascendere i limiti delle tecniche digitali, resistendo al loro facile fascino. Al contrario, adotta un approccio più deliberato, manipolando la tecnologia digitale al servizio della sua visione e delle sue idee. Mahmoud Alhaj si è recentemente trasferito da Gaza in Francia, dove ora risiede.

Filmografia

The right to see (2021)
Messages from parallel time (2020)

premi e festival
FID Marseille – 2025