Scheda tecnica
Regia:Cristiano Giamporcaro
Produzione:Centro Sperimentale di Cinematografia – Sede Sicilia
Fotografia:Cristiano Giamporcaro
Montaggio:Cristiano Giamporcaro
Con: Giorgio Chichi, Francesco Nantista
Sinossi
Nell’entroterra siciliano, dove le autostrade tagliano le colline e scheletri di cemento emergono dai campi di grano, dove le cicale si richiamano alterne e gli aerei della NATO si appropriano dello spazio sonoro, è estate. Giorgio, un bambino di dieci anni, ha deciso di esplorare questo territorio rurale che è stato ed è tuttora affetto dal passaggio segnante dell’uomo. Contemporaneamente un anziano pastore di ottantasei anni conduce la sua immutata quotidianità. La mattina intaglia il legno e ascolta le notizie da una vecchia radio nella casa diroccata in cui vive, mentre il pomeriggio porta le sue mucche al pascolo presso i colli circostanti. Intorno a loro il resto scorre.
Note di regia
Nel secondo decennio del Duemila, nelle propaggini del Boom economico, anche la Sicilia viene interessata dalla realizzazione di grandi infrastrutture, come autostrade, dighe, aeroporti, strutture ricettive, ed altri elementi che avrebbero dovuto affrancare la regione dall’epoca paleoindustriale legata alla cultura agraria dell’800. Resta da chiedersi che tipo di effetti questa opera, virtuale se non altro, abbia sortito.
Da qui parte una ricerca all’interno dell’entroterra siciliano che è stato ampiamente modificato dal passaggio dell’uomo e delle sue necessità di sviluppo, che ne hanno mutato le espressioni morfologiche. Ma tra quelle colline, tra i campi, sulle montagne e tra i boschi scorre ancora un tempo che non conosce tempo. Lì c’è chi non è stato del tutto investito da queste mutazioni in gran parte abortite, ma ne ha assistito da lontano, conservando in sé un corpo arcaico, fisico e non, che risulta essere un museo vivente di approcci, azioni e ritmi inalterati.
Quello dell’entroterra dell’isola è uno spazio di frontiera, un far-west sicuramente meno belligerante, in cui queste due epoche dell’umano si incontrano lasciando, a prima vista, meno vittime. “Nella storia il vuoto non può sussistere”, diceva Pasolini nel suo articolo noto come “L’articolo delle lucciole”, ma nella Storia, che è quella senza nomi e cognomi, vincitori e vinti, servi e padroni; nella Storia del tempo, degli astri, delle storie umane, dello spazio nel suo etimo, invece il vuoto può conservarsi.
Così questo incontro e scontro tra due culture dell’uomo, di per sé degno di interesse, viene annichilito dalla presenza di una natura delle cose impersonale ed impermanente, senza confini né accezioni, che ridimensiona il valore e la grandezza delle nostre opere e la nostra posizione nell’universo. Attraverso gli occhi di un bambino, quelli di un anziano pastore ottantaseienne e i meccanismi di narrazione popolare compartecipiamo a questo flusso di coscienza che è suono e silenzio, sguardo e oscurità: respiro.